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Marco Caselli

Ricordo di Marco

Innanzitutto Marco era, anzi è, un amico fraterno, e noi ci sentiamo più soli e anche un po’ orfani. All’assemblea del 17 giugno eri presente, come e più di tutti noi. Ci rendiamo conto, ogni giorno di più, quanto fosse prezioso il tuo apporto, nell’accogliere sempre tutti noi nel tuo cuore, nel cercare una sintesi che comprendesse le istanze di tutti, nel dare il tuo contributo di pensiero e nell’agire in concreto nelle cose pratiche di tutti i giorni. Cercheremo di andar avanti e, con il pensiero, continueremo a parlare con te, e tu con noi.

Sergio lo ricorda così: al funerale del nostro amico Marco, nella parrocchia di Nese, c’erano tante persone a dargli l’ultimo saluto: i suoi familiari, gli amici, i volontari della cooperativa Calimero, dell’Auser e noi dell’associazione l’Orizzonte. Il parroco, durante l’omelia, ha ricordato le sue qualità: di marito, di padre, di nonno e il suo impegno sociale nelle varie attività di volontariato, poi Angelo gli ha rivolto il nostro saluto commosso, con il nostro impegno a dare continuità al  cammino percorso insieme e alla ricerca di nuove tracce di sentieri.

Per il funerale mi sono vestito in modo elegante, perché so che a Marco avrebbe fatto piacere. Mi sono messo in fondo alla chiesa per seguire la cerimonia. Ma ad un certo punto, l’assistente del parroco mi ha detto che in cima alla chiesa c’era posto. E così mi sono seduto da solo nel primo banco davanti all’altare, dall’altro lato della famiglia. Forse Marco avrebbe preferito che a quel posto fossero seduti i suoi vecchi amici di università o i colleghi di lavoro, ma, a causa del covid, non sono potuti venire, e lì c’ero io.

Un po’ come quando andavamo a camminare in montagna e, quasi per caso, o per necessità, ci ritrovavamo insieme in fondo alla fila, perché eravamo i più lenti. Io perché ero il più grosso e pesante, e lui perché era il più anziano e aveva qualche problema alle anche, e così salivamo insieme, con passo lento e regolare, ed arrivavamo in cima. Una volta ci siamo trovati noi due da soli in mezzo alla tempesta. E tutti e due abbiamo avuto paura. Allora fui io a farmi coraggio ed a rassicurarlo e gli dissi “Vedrai, tra poco smetterà di piovere, gli altri sono avanti, il rifugio non è lontano”. E così siamo arrivati al rifugio, è stata l’unica volta in cui mi sono sentito padre nei suoi confronti.

Quando, circa 25 anni fa, il direttore del Cps di Nembro gli disse che c’era un‘associazione di volontariato per la salute mentale, “l’Orizzonte”, se voleva collaborare, lui disse subito di sì, perché era una persona generosa, e pensava che era suo dovere dare una mano, nonostante i suoi tanti impegni di lavoro e in famiglia.

Marco è originario di Ferrara, ingegnere meccanico, approdato a Bergamo per il suo lavoro, si è sposato con Renata, e a Bergamo ha piantato radici e messo su famiglia, pur rimanendo legato alla sua Ferrara. Tifoso dell’Atalanta, insieme con Alessandro e Filippo, i suoi figli, quando però la partita è con la Spal (la squadra di Ferrara), il suo cuore è combattuto. 

Una sera si presentò a una riunione dell’associazione e disse semplicemente “Mi chiamo Marco Caselli, se volete sono qui a dare una mano.” E da allora non ha fatto mai mancare il suo contributo prezioso all’associazione, in amicizia, frequentandola insieme con il figlio Alessandro. Il suo apporto è stato fondamentale e determinante a costruire il gruppo-associazione l’Orizzonte.

Marco è sì razionale, anche grazie alla sua formazione e per la professione di dirigente di una grande azienda, ma altresì ricco di umanità e di passione civile e politica.

Consapevole dei limiti della nostra società, ma, a suo modo, è un “sognatore concreto” (passateci il paradosso): un suo contributo specifico, in cui vien fuori tutta la sua passione politica, è stata la partecipazione attiva ai vari tavoli istituzionali delle associazioni. Ad esempio, si è sempre speso, perché le persone che soffrono di disagio psichico, abbiano cure più umane e più efficaci, perché i centri psicosociali rimangano aperti giorno e notte, perché i reparti psichiatrici di diagnosi e cura siano a porte aperte, perché l’attenzione e le risorse arrivino anche là dove le persone più fragili vivono (e non solo nelle strutture); per una casa, dove poter vivere e coltivare relazioni, per un lavoro dignitoso, per dare un contributo a creare una piccola rete sociale intorno alle persone sofferenti.

Il suo tratto caratteristico è di saper accogliere le persone, i soci e volontari dell’associazione, e soprattutto le persone fragili, i loro familiari. Una parola di comprensione, di empatia verso tutti e questo è stato (ed è) fondamentale per creare un clima informale e di vera amicizia in associazione: è la sua impronta, e rimarrà.

Per alcuni anni, con il figlio Alessandro è stato iscritto al CAI di Leffe, Marco ama la montagna, fin da ragazzo nelle vacanze d’estate frequentava le Dolomiti, e qui camminava volentieri lungo i sentieri delle Orobie. Poche settimane fa, in un incontro sulla montagna e sul cammino, ha evidenziato lo spirito dello stare tutti insieme, persone, familiari, volontari, in modo paritario. Dove la bellezza e la poesia del paesaggio, l’aiuto reciproco nelle difficoltà, la fatica della salita, talvolta anche l’arrabbiatura per non essere d’accordo sulla scelta di un sentiero, e, finalmente,  la condivisione di un panino e di un bicchiere di vino creano comunità e amicizia. Nel dire questo, ricordando un amico di camminate, Lorenzo, scomparso qualche anno fa, Marco si è commosso, smentendo così se stesso, quando si autodefiniva una persona prevalentemente razionale. Inoltre, aperto anche al mondo dell’arte e della poesia, ha sempre dato un suo contributo di pensiero, ad esempio quando, nel nostro gruppo di lettura, ci confrontiamo e riflettiamo insieme.

Da ultimo un pensiero di Renata, moglie di Marco: insieme a voi ha potuto esprimere al meglio il suo desiderio di poter essere utile alle persone più fragili. Le vostre sensibilità lo hanno sempre spinto e convinto che i progetti erano giusti e che bisognava portarli avanti. Tutti voi siete stati per lui molto importanti e avete contribuito a renderlo felice.

I tuoi amici de l’Orizzonte

In baita in Valpiana
Al seminario con Antonio De Luca
In Val del Gru
13 Agosto 2020 Per non dimenticare